Dicono di noi
Ph.D.
Quando ho incominciato la formazione di coaching non avevo molte aspettative (corsi di formazione per dirigenti ne avevo già fatti diversi) ma mi sbagliavo. Il coaching è uno strumento estremamente potente perché basato sul linguaggio. E il linguaggio, qualora lo si usi bene, trasforma noi stessi e la realtà intorno.
Oggi, soprattutto nella pubblica amministrazione (cui appartengo), si parla di trasparenza, ma essa resta confinata entro schemi metodologici e normativi che cambiano molto poco la realtà delle pratiche, e (per quanto riguarda quello che faccio) della formazione e della ricerca. Ciò perché non si capisce come intervenire nelle interazioni tra noi e gli altri (quale linguaggio, quale comunicazione, cosa fare, ecc.). Il coaching mi ha cambiato, mi ha aiutato a crescere umanamente e professionalmente.
A differenza della formazione normale, in genere teorica e informativa, quella del coaching è euristica, nel senso di heurísko, letteralmente “scopro”, “trovo”. Col coaching si trova sé stessi, si scoprono le proprie qualità e i propri punti di forza, attraverso cui trasformare la nostra realtà (quella concreta che ci sta intorno attraverso reti di relazioni). Penso che i dirigenti dovrebbero fare tutti un corso di coaching.
Voglio ringraziare i docenti (ma il termine è sbagliato, deriva da latino docere, insegnare, trasmettere ai discenti, meglio tutor e meglio ancora coach) della scuola di Torino, o piuttosto del ginnasio (da gymnasium, il luogo in cui contemporaneamente si faceva ginnastica e si apprendeva, a corpo nudo) e tutti gli amici con cui ho compiuto questo per-corso.


